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  Secondo Appuntamento: IncantoDante, lettura integrale della Divina Commedia attraverso parole, suoni, immagini. Basilica San Francesco, Ravenna, ore 18,30 - Domenica 11 febbraio 2018  
 
BASILICA San Francesco, Ravenna, ore 18,30, Domenica 11 febbraio 2018

Inferno: Canti IV – V -VI

Canto 4 Inferno - Riassunto

Un forte tuono risveglia dal sonno profondo Dante che improvvisamente si desta e, stupito, osserva il nuovo scenario in cui è venuto a trovarsi; è sull'orlo del baratro infernale, ma il buio profondo gli impedisce di vedere qualcosa. Anche Virgilio è turbato, poiché si accinge ad entrare nel primo girone, il Limbo, dove lui stesso sconta la pena per non aver creduto nel Cristo venturo. Il pallore della guida getta nello sconforto Dante che subito viene rassicurato; insieme entrano nel primo cerchio, il più esterno rispetto agli altri che formano l'Inferno; non si sentono urla e lamenti di dolore: soltanto sospiri che fanno tremare l'aria. Qui il primo gruppo di anime: quelle dei bambini morti privi di battesimo e quelle di donne uomini che, senza colpa e pur meritevoli di ammirazione, sono vissute prima di Cristo o comunque senza battesimo. Grande dolore e sconcerto in Dante che chiede a Virgilio se mai qualcuno è uscito da Limbo. Pronta la risposta del maestro; egli ricorda la discesa agli Inferi di Cristo, dopo la Passione, e la liberazione dei Patriarchi e degli Ebrei dell'Antico Testamento, vissuti in attesa del Messia. Dopo questa breve parentesi, i due poeti attraversano il Limbo e vedono, in lontananza, una zona intensamente illuminata; vi sono accolti coloro che si sono distinti per meriti e hanno ottenuto fama e altri riconoscimenti. Quattro poeti antichi, Omero, Orazio, Ovidio e Lucano, si fanno avanti e salutano con grande onore Virgilio; anche Dante è accolto con benevolenza, e con loro si dirigono verso il luogo illuminato. Ai loro occhi appare un nobile castello, circondato sette volte da mura e difeso anche da un bel fiumiciattolo. Senza difficoltà vi entrano e su un prato verde possono scorgere gli spiriti magni che si sono distinti nell'antichità per il coraggio nelle armi o per l'altezza dell'ingegno, dediti con passione orgoglio a grandi cause. Dopo questi momenti di profonda commozione, Dante e Virgilio si debbono separare dai quattro poeti e, tornando sui loro passi, si trovano di nuovo nel buoi della notte infernale.

Canto 5 Inferno - Riassunto

Dante e Virgilio scendono al secondo girone, quello dei lussuriosi. Alla sua guardia sta Minosse che, con aspetto minaccioso, ha il compito di assegnare alle anime che passano il luogo della pena eterna. Il giudice infernale, vedendo che Dante è ancora vivo e non è in peccato, lo avverte di non fidarsi della strada che percorrerà e neppure di Virgilio come guida. Quest'ultimo però riesce a calmarlo, grazie ad una frase già usata con Caronte. I due poeti entrano nel luogo dove sono puniti i lussuriosi, travolti dalla bufera che castiga l'insana passione. Una schiera di anime incuriosisce Dante che chiede notizie al maestro. Virgilio prontamente risponde, ed elenca alcuni di questi lussuriosi, morti in modo cruento. Si sofferma su Semiramide e poi indica donne e uomini, protagonista del passato mitologico e storico: Didone, Cleopatra, Elena, Achille, Paride, Tristano. Dante scorge due anime che procedono insieme e sono al vento più leggere. Egli domanda a Virgilio di potersi intrattenere con loro e quando si accostano le invita a restare e a parlare ed esse si fermano desiderose. I due infelici amanti, uniti anche nell'eternità, sono Paolo e Francesca. La donna rammenta la città natale, Ravenna, e accenna al suo innamoramento per Paolo, seguito dalla tragica morte per mano del marito Gianciotto, geloso e vendicativo. Un grande turbamento assale Dante che pensa ai casi dei due amanti, alla dolcezza del loro amore così tragicamente concluso. Per conoscere meglio la verità, non solo sulla passione di Paolo e Francesca, ma anche sulla passione amorosa in genere, chiede alla donna di parlare ancora. Tra le lacrime, lei gentile cede alla richiesta e ricorda il giorno in cui l'amore, da segreto sospiro, divenne realtà; ricorda il bacio di Paolo che dischiuse l'amore a lungo addormentato, ma diede anche inizio alla dolorosa tragedia. Qui si giunge al culmine della tensione e Dante, turbato e commosso, perde i sensi.

Canto 6 Inferno - Riassunto


Riassunto canto 6 dell'Inferno

Dante riprende i sensi, e ai suoi occhi si presenta un nuovo spettacolo di sofferenze e tormenti: sotto una pioggia, che cade incessantemente mista a tempesta, nel fango, ci sono i peccatori schiavi del vizio della
gola. A custodia del girone c’è un demonio deforme e trifase: Cerbero, che assorda i dannati. Scorgendo i due poeti, esibisce un grottesco spettacolo, finché Virgilio, con una manciata di terra, riesce a distoglierlo, a calmare le brame bestiali e ad entrare nel cerchio. I due pellegrini iniziano ad attraversare il cerchio dei golosi; solo uno di essi riesce a sollevarsi, ma il suo viso è disfatto dalla sofferenza e
sporco di fango cosicché Dante non è in grado di riconoscerlo: egli è Ciacco. Il dolore di Dante verso il concittadino è grande, ma più grande ancora il desiderio di conoscere il destino di Firenze. Le parole di Ciacco dipingono a scure tinte il futuro della città: le parti si succederanno al governo fino a quando i Neri riusciranno a prevalere e per i Bianchi e per Dante non resterà che l’esilio e la rovina. Le sane tradizioni antiche hanno ceduto il passo al dilagare del vizio e in particolare dell’avarizia, superbia e invidia. Ciacco interrompe il discorso, ma Dante vuole ancora conoscere il destino di alcuni noti personaggi che si distinsero nell’impegno a favore della città. La risposta aggrava la tristezza del poeta, poiché per molti i meriti politici non sono valsi a guadagnare loro la salvezza e anch’essi sono
nell’Inferno. Ciacco chiede di essere ricordato nel dolce mondo e si immerge nel lurido fango con gli altri compagni di eterna sventura.
Virgilio ricorda a Dante che Ciacco si ridesterà nuovamente il giorno del giudizio universale per sentire la definitiva condanna da Cristo.
Risponde poi alla domanda sulla condizione ultima delle anime quando saranno riunite al corpo: per loro dopo il giudizio il supplizio sarà ancora maggiore. I due poeti giungono infine al luogo da cui si può discendere al girone successivo custodito da Pluto.
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