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  La dottrina che s'asconde: il mistero del veltro dantesco  
 
6 novembre - 11 dicembre 2014 - PALAZZO FIRENZE - Piazza Firenze 27. Roma
Alla scoperta dei misteri della Divina Commedia

Alla scoperta dei misteri della Divina Commedia.

Quali tesori nascosti si celano dietro i più celebri versi della letteratura italiana? La Società dante Alighieri e l’Associazione Archeosofica ci guidano in questo viaggio per entrare nell’intricata selva delle allegorie dantesche.

(ITM – UNMONDODITALIANI)A coloro dagli ‘intelletti sani’ è dedicato il ciclo di incontri dedicato alla scoperta delle allegorie della Divina Commedia. La Società Dante Alighieri e l’Associazione Archeosofica, con la Rassegna dal Titolo “Il Mistero del Veltro Dantesco”, presentano al pubblico romano un percorso in sette tappe alla ricerca di questi tesori nascosti tra le righe degli scritti del Sommo Vate, nelle sue parole in prosa e in versi, in volgare e in latino. Il primo appuntamento, “Il linguaggio simbolico di Dante e dei Fedeli d’Amore” (6 novembre), è un’introduzione all’uso di alcuni strumenti importanti per gli studi danteschi. A seguire: “La dottrina che s’asconde - Dante segreto da Boccaccio ai nostri giorni”, il prossimo 11 dicembre.

La rassegna intitolata Il Mistero del Veltro Dantesco si inaugura Giovedì 6 Novembre (ore 18) con l’intervento di Franco Naldoni, dell’Associazione Archeosofica, su Il linguaggio simbolico di Dante e dei Fedeli d’amore. “L’alto ingegno di Dante - scrive lo stesso Franco Naldoni - ci lascia sempre più sorpresi via via che ne approfondiamo lo studio. La sua lettura appaga ma non sazia. I suoi versi lasciano presagire un tesoro che attraversando i diversi livelli di significato dal letterale al morale, dall’allegorico all’anagogico, elevano il cuore fino arenderlo partecipe di una realtà non solo storica ma anche metastorica.

Per intendere i suoi “versi strani” e la sua “narrazion buia, qual Temi e Sfinge”, dovremo calarci nella selva intricata dell’allegoria; dovremo rifarci ad una certa letteratura antica che, sotto il velo dei poemi eroici e delle leggende strane, intende tramandare ai posteri una speciale tradizione sapienziale. Si tratta del modo allegorico di scrivere tipico delle Scritture Sacre, come pure di autori quali Virgilio, Omero, Ovidio e tanti altri, ai quali lo stesso Dante fa sempre riferimento.

L’indagine letteraria nel farsi indagine storica e metastorica ci trasporterà così in un periodo di lotte e contrasti che evocano sempre la stessa interminabile guerra fra l’ingrato popolo maligno che discese da un Fiesole simbolico e la stirpe gloriosa di Enea che fondò la città eterna Roma, tra la “gente grossa” e quella che ha “sottile ingegno” e intelletto sano.

È proprio a coloro che hanno gli intelletti sani che Dante si rivolge senza veli, a coloro cioè che hanno beneficiato della sanità dell’intelletto grazie alla salute (saluto) apportata da Beatrice. Lei sola può esser guida in questa selva, lei può alzare i veli del suo “parlar materno”, di cui Dante diverrà un vero e proprio fabbro forgiando per esso una nuova forma. Da Madre quella Donna si farà per Dante amante, la stessa amante cantata e segretamente adorata da tutti i poeti a Lei Fedeli”.
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