Ai Servi Fabio Gemo e Davide Ferrario leggono e interpretano cinque canti del poema dantesco
Caronte, Paolo e Francesca, la città di Dite: sono i più famosi personaggi e scenari dell’Inferno dantesco che saranno evocati sabato 14 aprile alle ore 21 nella chiesa di Santa Maria dei Servi a Padova. In questa occasione verranno letti cinque canti dell’Inferno di Dante Alighieri. Lo spettacolo a cura del Centro studi sull’etnodramma è ideato e diretto da Fabio Gemo, che fornisce anche la voce narrante accompagnata dalle musiche dal vivo di Davide Ferrario.

«Questo viaggio nel profondo delle nostre paure attraverso i versi più conosciuti del poema dantesco – spiega Fabio Gemo – rappresenta un percorso catartico che ci consente di affrontare le fragilità umane e di superarle. Nasce dal mio interesse per l’antropologia applicata al cinema e al teatro, che sta alla base del Centro studi sull’etnodramma da me fondato nel 1995». L’iconografia macabra dell’opera dantesca viene affrontata, nello spettacolo, attraverso spazi sonori che con la voce e le musiche rendono palpabili le angosce profonde: «Il mio percorso – spiega ancora Gemo – si colloca al punto d’incontro tra la parola e la musica, sto lavorando sulla voce e sulle sue possibilità. In questo mi sono incontrato con Davide Ferrario, un musicista che è chitarrista ufficiale di Battiato e della Nannini, ma che si sta dedicando anche alla contaminazione con cinema e teatro: la sua non è solo una colonna sonora alla mia dizione, ma piuttosto un contrappunto corale, una voce accanto alla mia voce».

Il percorso è pensato come una vera e propria partitura. Sottolineando così non solo la parola, ma soprattutto la musicalità del verso. Emozioni intense che solo il suono puro può suscitare. «È questa la scelta del nostro cammino: la voce come suono archetipico e la musica come metafisica del silenzio. Ed è nel tentativo di ammansire le divinità infernali che la musica, come nel mito di Orfeo, diventa strumento essenziale, di potere sulla vita e sulla morte. Un’esperienza che ci porta a un’unica meta, quella di consentirci di uscire dalla muta pagina così come dalle nostre radicate paure per uscire infine “a riveder le stelle”».

Lo spettacolo, in cui tre canti saranno recitati in mezzo al pubblico (il 1°, il 5° e il 34°) e due sono offerti al leggio (il 3° e il 33°) è una scelta degli episodi più conosciuti della cantica dantesca nell’intento di condurre lo spettatore a percorrere un viaggio negli archetipi profondi della nostra cultura e di quella universale. Il viaggio nell’inframondo appartiene all’umanità intera, alla sua storia e alla sua geografia, metafora dei nostri orrori quotidiani.

L’Inferno è una tappa del lavoro dell’antropologo Fabio Gemo che sta contemporaneamente preparando un altro lavoro sulla Genesi che sarà presentato a giugno, nel festival “Opera Kantika” di Monselice, con la partecipazione del musicista, polistrumentista e ricercatore vocale Mauro Tiberi. All’ottava edizione di questa manifestazione, che lo scorso anno ha ospitato lo scrittore e regista Alejandro Jodorowsky, è prevista la partecipazione del regista teatrale Eugenio Barba.

Le celebrazioni del 500° anniversario del miracolo del crocifisso si concluderanno sabato 21 aprile alle 21 con la conferenza di mons. Claudio Bellinati, presidente emerito della commissione diocesana di arte sacra su “Il Crocifisso del Donatello tra arte e spiritualità”. Accompagna la conversazione la cappella musicale Fiorella Benetti Brazzale diretta da Maria Pia Vallo, all’organo Maddalena Munari.

L’ingresso allo spettacolo di sabato 14 è libero, fino ad esaurimento dei posti. Per ulteriori informazioni: 328-6672328 – info@etnodramma.it

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