Dante e la lingua italiana

Dante e la lingua italiana
a cura di Mirko Tavoni

Biblioteca Classense / Sala Muratori
Sabato 27 ottobre ore 17.30

Dante e l’idea di lingua italiana
Conferenza di Lorenzo Tomasin, Università di Losanna

Dante Alighieri non è solo indicato stabilmente, perlomeno dall’età risorgimentale, con l’appellativo “padre della lingua italiana”, ma già durante il secolo XVI a lui e al suo De vulgari eloquentia si richiamarono coloro (e in particolare Gian Giorgio Trissino) i quali proponevano di indicare come “italiana” la lingua comune che altri preferivano chiamare semplicemente “volgar lingua” (Bembo) oppure “lingua toscana” (Tolomei) se non addirittura “fiorentina” (Machiavelli). Eppure, in nessuna delle sue opere Dante impiegò la dicitura lingua italiana, e anzi lo stesso aggettivo italiano non figura mai nei suoi scritti, sebbene si trattasse di una parola già circolante tra gli autori del suo tempo. Nel modo in cui egli usa termini come italico, latino o latium si può intravedere un’idea di lingua e di cultura che, come sempre in Dante, non si affida all’uso casuale e disordinato di simili designazioni, ma le seleziona secondo criteri che è possibile tentar di ricostruire.

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