Viaggio musicale nella Divina Commedia


GAUDETE – FESTIVAL INTERNAZIONALE DI MUSICA ANTICA –
SABATO 18 GIUGNO – ore 18.00
• Piazza dei Tribunali • Sacro Monte • Varallo (VC)
Teatro&amp,Musica • Ensemble CANAVISIUM MOYEN AGE
Viaggio musicale nella Divina Commedia
Recitazione di Costanza Daffara e Patrizio Rossi

Concerto dell’Ensemble CANAVISIUM MOYEN AGE
Viaggio musicale nella Divina Commedia


Piedi nudi nell’erba molle, vento leggero che preme le vesti sui corpi, voci alte nel mattino luminoso, giovani donne che ridono e giocano. Una nube passa davanti al sole e tutto accade in un attimo, una violenza improvvisa, una brutalità rapace: la Signora, la più bella e leggiadra, l’amica di tutte… scomparsa. La cercano ovunque: lacerano le vesti frugando tra i rami, si feriscono camminando tra i sassi aguzzi, la chiamano fino ad ammaccarsi le gole: rapita. Disperate invocano i Numi che diano ali per essere più veloci, per raggiungere ogni dove, per controllare dall’alto tutto, fin sul mare aperto, immenso. Gli dei accolgono le suppliche, i corpi mutano. Altri dicono che sia stato a causa della madre di Lei: ha inveito contro di loro, maledette, che non hanno protetto sua figlia. Ora vivono con capo e busto di donna, braccia e gambe da uccello: mostri antropomorfi, che di umano conservano solo la voce e il latte… Sirene, costrette alla ricerca per tutto il tempo a venire e oltre il Tempo. E vagando fino al cuore della notte la ritrovano: la loro cara Persefone per sei mesi sposa del re dell’Infero, per sei mesi eroina della Primavera. Ora esse sanno, conoscono tutti i luoghi, hanno imparato la strada per la Tenebra, possono guidare le anime nel grande viaggio, col tempo diverranno esse stesse simbolo delle anime che si involano dal corpo al tribunale degli dei, dove si assiste alla pesatura del proprio cuore. Appollaiate sugli scogli al largo della penisola di Sorrento, Partenope patrona della futura Neapolis, Aglofeme voce melodiosa, Ligea voce chiara, Leucosia dea bianca, suonano il flauto e la lira e cantano chiamando con dolce e lento lamento la loro amica assente. I loro suoni di miele ambrato attirano i marinai, che vengono a schiantare il legno delle chiglie sulla pietra che affiora dall’acqua, le Sirene assistono ai naufragi, pronte ad accompagnare nell’Oltremondo le anime degli annegati. Si dice che per due volte abbiano fallito nei loro incantesimi: una prima ammutolite davanti alle melodie, inaudite per dolcezza, del vate Orfeo che salvò la nave Argo e la sua ciurma di cercatori di una lana d’oro, una seconda volta vinte da Ulisse, lo scaltro, che le udì senza cedere, portandosi via i segreti del loro canto. Un’onta insostenibile: non rimane che il suicidio in mare, ma esse sono condannate all’eternità, al richiamo perpetuo…Fantasia vuole allora che mutino ancora, assumendo coda di pesce. [Michela Grienti]
Programma musicale
Il programma prevede l’esecuzione di brani tratti da alcuni dei manoscritti medioevali più importanti scelti in riferimento alle citazioni dantesche nella Commedia: le Cantigas de Santa Maria, brani scritti in gallego-portoghese, raccolti da Alfonso X el Sabio, re di Castiglia, relativi ai miracoli compiuti dalla Vergine, narrati duranti i viaggi compiuti dai pellegrini sulla via verso Santiago de Compostela, il Livre Vermeil (chiamato così a seguito della sua copertina rossa, caratterizzato da canti e danze del XIV secolo eseguite presso il monastero di Montserrat, il Laudario di Cortona e le Ballate di corte cantate nel Medioevo.


LA COMMEDIA
Tutti i canti della “Commedia” si prestano ad una lettura pubblica e tutti possono essere accompagnati dalla musica: non era infatti estranea alla sensibilità di Dante, e più volte nel suo poema dà prova di conoscerla ed apprezzarla, così come mostra di amare i musicisti. Quale incontro è più commovente e gioioso se non quello con il musico Casella nel secondo canto del Purgatorio? “amor che nella mente mi ragiona/ cominciò elli allor si dolcemente/ che la dolcezza ancor dentro mi sona” (vv.112-114). Alcuni canti che più di altri offrono dialoghi, colpi di scena, descrizioni efficaci oppure tratteggiano figure imponenti ed indimenticabili, possono essere definiti più “teatrali” e quindi più idonei ad una lettura di fronte ad un pubblico. Toglieremmo valore alla “commedia” se volessimo stabilire una graduatoria tra canti, spezzando l’unità stilistica e l’impianto narrativo del poema, è però possibile individuarne alcuni che presentano affinità tematiche o che toccano particolari corde della nostra sensibilità. Vogliamo così motivare la nostra scelta caduta sul V, XXVI, XXXIII dell’ ”Inferno”. Ci è parso che nei canti di Paolo e Francesca, Ulisse, Ugolino, fosse presente un tema universale, attuale e vicino ai sentimenti di tutti gli uomini: l’amore che lega indissolubilmente due amanti, un discusso uomo politico ai propri discendenti, un padre ai propri figli, tutti accomunati dal dramma vissuto nella loro vita, tutti travolti dalle passioni e dagli errori che li hanno trascinati nella dannazione infernale, tutti costretti a ricordare i torti e le violenze fatti e subiti, che emozionano il pellegrino Dante e sconvolgono e commuovono il lettore del poema… Scopriremo nel V canto la pena dei lussuriosi, travolti da “la bufera infernal, che mai non resta”, (v.31) e tra questi il dramma di Francesca da Rimini e del suo amante Paolo Malatesta che, per non aver saputo o voluto resistere alla forza dell’amore, hanno pagato con la vita strappata loro con con brutalità, ed ora cercano disperatamente la pace. Nel XXVI appare la figura Ulisse e il suo mitico viaggio, così come il sommo poeta si immagina. Infine nel XXXIII assisteremo con raccapriccio all’accanirsi di un dannato, immerso nel ghiaccio, su di un altro, cui rode la nuca quasi con voluttà, “la bocca sollevò dal fiero pasto” (v. 1) E’ il conte Ugolino della Gherardesca, che mentre sconta l’eterna pena dei traditori, divora il cranio del suo nemico, l’arcivescovo Ruggieri. Ma cosa colpirà di più gli spettatori di tale mostruoso banchetto? Il racconto del conte, che narra quale fu la condanna inflittagli: la morte per fame, serrato in una torre, non da solo, ma coi due figli e due nipoti. Qui sta il dramma che spingerà Dante a lanciare la più veemente delle invettive: ancora una volta un padre si dispera perché vede morire degli innocenti per una colpa da lui commessa. Siamo giunti al fondo dell’Inferno, dove massima è l’abiezione e più lontano è il bene. Il pellegrino Dante non ha terminato il suo viaggio: lo accompagneremo nel Purgatorio, dove verrà mondato dai peccati, e poi in Paradiso, dove l’attende la beatitudine. “E quindi uscimmo a riveder le stelle” (XXXIV), V.139).

COSTANZA DAFFARA, PATRIZIO ROSSI attori

MARA COLOMBO viella
MARIA CHIARA DEMAGISTRI cornamuse, bombarda, cromorni
TIZIANO NIZZIA organo portativi, symphonia, armonium percussioni
PAOLO LOVA liuti, guitarra moresca, lavta

Allestimenti Tecnici
LUIGI GABRIELE SMIRAGLIA


www.gaudetefestival.it

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