con le musiche del Maestro Marco Frisina ed il libretto di Gianmario Pagano.

La Divina Commedia l’Opera arriva a Monza

Dopo il successo delle passate stagioni teatrali, arriva a Monza, al Manzoni, mercoledì 19 e giovedì 20 gennaio ore 21.00 e per le scuole ore 10.00, il nuovo allestimento de LA DIVINA COMMEDIA, l’opera basata sul poema dantesco, con le musiche del Maestro Marco Frisina ed il libretto di Gianmario Pagano.

Prestigiosa è la collaborazione del Premio Oscar® Carlo Rambaldi, che per lo spettacolo ha disegnato le Tre Furie, il Volto di Lucifero e il Grifone, realizzati da Sergio Stivaletti.

Il nuovo ed emozionante allestimento teatrale si avvale delle coreografie di Manolo Casalino e della regia di Maurizio Colombi (che ha già firmato i due maggiori successi teatrali delle scorse stagioni: Peter Pan e We Will Rock You).

Il team artistico unisce musica, letteratura, danza e arte figurativa, volte a creare insieme un allestimento pensato per entrare nei più bei Teatri d’Italia.

LA DIVINA COMMEDIA, opera musicale basata sul poema omonimo di Dante Alighieri, racconta il viaggio del Sommo Poeta tra Inferno, Purgatorio e Paradiso alla ricerca dell’Amore. Un susseguirsi di incontri con personaggi straordinari, i dannati e i beati più famosi della storia entrati nell’immaginario collettivo, in un’indimenticabile e suggestiva cornice di proiezioni e coreografie.

Tre Atti per la durata complessiva di due ore e 15 minuti: Prologo e discesa all’Inferno nel Primo, ascesa al Purgatorio nel Secondo ed epilogo del Paradiso nel Terzo.

Una produzione NOVA ARS Musica Arte Cultura, Teatro delle Erbe e Limelite.

SYNOPSIS E ARIE

Primo Atto – Prologo e Inferno

Una fitta selva, generata dalla caduta di Lucifero, avvolge e imprigiona un uomo, Dante, che canta il suo desiderio di andare oltre l’oscurità che lo circonda. Da uno spiraglio di luce egli intravede l’amata Beatrice e ode la sua voce che, cantando quell’ “Amore che muove il sole e le stelle” gli infonde coraggio. In suo aiuto giunge anche Virgilio, l’ammirato poeta latino, inviato dal Cielo e dalla stessa Beatrice a proporgli un viaggio assolutamente unico che lo porterà a ritrovare la libertà e l’amore. Dante accetta e la grande avventura comincia. Dopo aver superato la Porta dell’Inferno, i due incontrano Caronte, il traghettatore infernale, che nella sua aria brillante ma dalle dure parole, preannuncia ai dannati la pena che li attende per aver vissuto senza aver saputo amare.

Dentro la città infernale, Dante incontra nei vari gironi Francesca, Pier delle Vigne, Ulisse e il conte Ugolino, che in vita hanno rinnegato o frainteso l’Amore. Francesca canta la storia del suo grande e sfortunato amore in un’aria passionale e drammatica, Pier delle Vigne racconta di sé e dell’ingiustizia subita esprimendo il suo dolore sulle note del rock, Ulisse narra della sua spasmodica sete di conoscenza, mentre sullo sfondo le anime dei suoi compagni d’avventura, danzando, mimano il loro viaggio verso le Colonne d’Ercole.

Il Poeta ascolta le loro storie, e duettando con ciascuno di essi partecipa della loro eterna sofferenza riconoscendosi nelle debolezze che li hanno condotti in quel luogo terribile. Dante ha infine la più terribile delle visioni: quella di Lucifero, ma immediatamente dopo il paesaggio infernale scompare. Nel concertato finale ritroviamo i dannati incontrati nella prima e terrificante parte del viaggio che cantano ancora quell’amore che in vita hanno tradito e che ora li incatena impedendo loro di “riveder le stelle”. Dante, invece, può di nuovo cantare la speranza di un volo verso la libertà.

Arie Primo Atto

Prologo
SCENA 1 – La selva oscura
Notte
Dante e Beatrice

SCENA 2 – Le tre Fiere

Dante, Virgilio, Tre Fiere

Inferno

SCENA 3 – La Porta dell’Inferno
Dante e Virgilio

SCENA 4 – Caronte

Guai a voi. Aria di Caronte

Dante, Virgilio, Caronte

SCENA 5 – Paolo e Francesca

Aria di Francesca

Dante, Virgilio, Francesca

SCENA 6 – Le mura di Dite

Dante, Virgilio, Tre Furi

SCENA 7 – Pier delle Vigne

Aria di Pier

Dante, Virgilio, Pier delle Vigne

SCENA 8 – Ulisse

Aria di Ulisse

Dante, Virgilio, Ulisse

SCENA 9 – Ugolino

Aria di Ugolino

Dante, Virgilio, Ugolino

SCENA 10 – A riveder le stelle

A riveder le stelle. Concertato

Dante, Virgilio, Francesca, Pier delle Vigne, Ulisse, Ugolino

Secondo Atto – Purgatorio e Paradiso

Dante si trova ora sulla spiaggia dell’Antipurgatorio e canta la speranza rinnovata e il desiderio di continuare a salire la Montagna, attraverso i cerchi del Purgatorio, fino ai confini del Cielo. Anche qui il viaggio è scandito da incontri, come quello con Pia de’ Tolomei. Nel suo canto non c’è più il dolore che caratterizzava le anime incontrate nell’Inferno, ma evoca serenità e speranza di felicità senza fine. Giunto a metà del suo viaggio ultraterreno, Dante si lascia andare al canto di nostalgia del viaggiatore e dell’esule fin quando giunge ai piedi della Montagna che tanto aveva desiderato cominciare a salire. Ma qui giunge per Virgilio il momento di fermarsi: egli non può più accompagnare Dante che si avvicina al Paradiso. Nel suo struggente addio, egli lo dichiara ora “libero” e “signore di se stesso”.

Giunto in cima al Monte del Purgatorio, egli si trova ancora in una foresta, simile alla selva nella quale aveva iniziato il viaggio, ma è una foresta piena di luce così come, grazie al viaggio compiuto, è diverso l’uomo Dante. E, finalmente, Beatrice gli va incontro. Sorprendentemente, ella lo rimprovera accusandolo di aver tradito il suo amore, ma egli, dopo aver riconosciuto la sua colpa, conclude insieme all’amata il viaggio. Introducendolo finalmente in Paradiso, Beatrice in duetto con Dante canta la bellezza dell’Amore. Nei Cieli, anche Piccarda, Tommaso e Bernardo descrivono il Paradiso e si uniscono a loro. Successivamente nel “Vergine Madre” Bernardo invita Dante a guardare negli occhi di Maria per avere la visione dell’Amore assoluto. La gioia di Dante esplode nel concertato finale, dove ogni personaggio canta l’ “Amor che move il sole e l’altre stelle”.

Arie Secondo Atto

SCENA 1 – Prologo al Secondo Atto

Aria di Dante

SCENA 2 – Sulla spiaggia del Purgatorio
Dante, Virgilio

SCENA 3 – Pia de’ Tolomei

Ricordati di me. Aria di Pia

Dante, Virgilio, Pia de’ Tolomei

SCENA 4 – L’ora che volge il disio

L’ora che volge il disio

Dante e Virgilio

SCENA 5 – L’Angelo della penitenza

Dante e Virgilio

SCENA 6 – I Poeti

O superbi cristian

Il fuoco dei poeti

Dante, Virgilio, Arnaut, Guido

SCENA 7 – Addio di Virgilio

Aria di Virgilio
Dante e Virgilio

SCENA 8 – Matelda

Aria di Matelda

Dante e Matelda

SCENA 9 – Processione del Grifone

Dante, Beatrice, Matelda

SCENA 10 – Beatrice e Dante

Ben son Beatrice

Dante, Beatrice, Matelda

SCENA 11 – Verso il Paradiso
L’Amore di Colui che tutto move. Aria di Beatrice
Dante e Beatrice

SCENA 12 – La danza del cielo

La danza del cielo

Dante, Beatrice, Piccarda, Tommaso, Bernardo

SCENA 13 – Vergine Madre. Finale

Preghiera alla Vergine

L’Amor che move il sole e l’altre stelle. Concertato finale

Dante, Beatrice, Piccarda, Tommaso, Bernardo

AUTORI:

Musiche:

Marco Frisina

Libretto:

Gianmario Pagano

Liriche:

Marco Frisina e Gianmario Pagano

Regia:

Maurizio Colombi

Coreografie:

Manolo Casalino

Creature fantastiche disegnate da:

Carlo Rambaldi

e realizzate da:

Sergio Stivaletti

PRESENTAZIONE DEGLI AUTORI

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Marco Frisina – Autore delle musiche

“Riportare l’immortale poema di Dante all’attenzione del grande pubblico è un “sogno” che coltivavo da almeno tre anni. Avevo pagine e pagine di appunti, ma anche tanti dubbi. Mi mancava una sintesi, poiché è impossibile rappresentare in un’opera teatrale, della durata di due ore, quello che accade nei cento canti danteschi e riuscire a dare a quest’opera un taglio che fosse popolare ed elevato al tempo stesso. Occorreva scegliere gli episodi significativi ed una chiave di lettura in grado di sintetizzare rispettosamente un poema “divino” nel senso vero del termine. E non è stato tanto difficile dare un abito sonoro alle parole del poeta – lasciate integre al 70 per cento vista la loro musicalità connaturata – quanto rendere comprensibili al grande pubblico certi snodi narrativi apparentemente in disaccordo con il palcoscenico.

Insieme a Gianmario Pagano, al quale mi lega da anni un rapporto di amicizia e collaborazione in campo artistico, abbiamo infine sintetizzato in una sceneggiatura il “cuore” della Commedia.

Sono stati scelti i brani più significativi, quelli che possono essere meglio compresi dalla gente perché entrati a far parte dell’immaginario collettivo. Ogni personaggio che Dante incontra nel suo viaggio rappresenta l’uomo con i suoi diversi volti che mostrano la fragilità della condizione umana, ma nel contempo la sua grandezza: da Francesca a Ulisse, dal conte Ugolino a Pia de’ Tolomei, da Beatrice a San Bernardo, essi divengono l’espressione poetica dell’umanità dolente o gioiosa.

Nei due atti è descritto il viaggio di Dante alla ricerca dell’Amore, quell’Amore che muove l’universo e il cuore dell’uomo, quell’Amore che, tradito o frainteso, crea la sofferenza dei personaggi dell’Inferno, che strugge il cuore delle anime del Purgatorio che desiderano raggiungere il Cielo, che riempie di gioia le anime beate del Paradiso. L’interazione tra elementi tradizionali e moderni, nella suggestione della scenotecnica più avanzata, ha voluto riproporre una rilettura originale dell’Opera tradizionale.

Come accennato sopra, in Dante vi sono tanti stimoli musicali e certe scelte di genere le “suggerisce” lui stesso descrivendo in più punti della Commedia i canti e i suoni uditi nel corso del suo viaggio ultraterreno. Leggendo i suoi versi sembra già di respirare la musica che il poeta ci ha messo dentro.

La tradizione che ho seguito è volutamente quella italiana: ne ripropone la struttura, ma nello stesso tempo si esprime con i vari linguaggi della musica di oggi compreso il rock, che si addice a scene molto forti, anche se la sua collocazione non sta assolutamente a significare una critica di questo genere musicale.

Ho messo la musica e i suoni del rock ad esprimere quella lacerazione, quella drammaticità e quella ribellione profonda che essi sono capaci di evocare e che mi sono parsi quindi adatti per dare suono alla Città di Dite.

Il sarcasmo crudele di Caronte viene rappresentato da suoni grotteschi: è il “Guai a voi, anime prave!” che tuona contro i dannati spensierati che non pensano al peso delle loro azioni.

Francesca canta un’aria che riprende le melodie belliniane: romantica e struggente al contempo.

L’episodio di Pier delle Vigne sembra quasi un blues, quello di Ulisse ha i sapori dell’epica. A Ugolino – simbolo dell’angoscia umana – ho invece riservato un trattamento atonale, tutto novecentesco.

Il secondo atto, incentrato sul Purgatorio e sul Paradiso, è inizialmente pervaso da una melodia gregoriana poiché il Purgatorio – nell’opera così come nell’originale poema – è il luogo della preghiera e della purificazione.

Nella seconda parte dello spettacolo la musica non descrive più le passioni sfrenate e la disperazione delle anime dannate, ma esprime il desiderio di Assoluto, la nostalgia, lo struggimento che tale ritroviamo nell’aria di Pia de’ Tolomei, episodio che Dante descrive stupendamente.

Il Paradiso è stato più difficile da descrivere musicalmente. Se l’Inferno è drammatico, cupo e a tratti grottesco, il Paradiso è il luogo dell’amore: le melodie sono improntate su questo sentimento e sulla gioia che ogni “abitante” canta in maniera diversa. Qui ho scritto musica di più ampio respiro, poiché la descrizione dell’amore presuppone linguaggi diversi, che spaziano dal lirismo al sinfonico. Tutto questo vede il suo trionfo nel “Vergine Madre”, grande concertato finale con tredici voci.

Vorrei concludere con una nota: lo spettatore ascolterà due nuove arie per questo secondo debutto dello spettacolo, inserite per rendere ancora più comprensibile il cammino umano di Dante: l’incipit del Purgatorio è una nuova “Aria di Dante” che, libero dall’abisso dell’Inferno e dal suo personale Inferno interiore, canta la speranza ritrovata e il desiderio di continuare a salire la grande Montagna del Purgatorio, in cima alla quale Beatrice lo attende.

La seconda aria è all’inizio del Paradiso, l'”Aria di Beatrice”, dove la melodia diventa sublime. Ella infatti, dopo aver rimproverato Dante che aveva rinnegato l’Amore, a seguito del suo pentimento, lo accompagna verso la visione della quella Bellezza che supera ogni esperienza sensibile: in duetto con lui canta proprio questa bellezza dell’Amore che muove ogni cosa, quell’Amore che è la risposta a tutte le domande di ogni uomo.

Chi è Marco Frisina

Dopo gli studi classici, ha frequentato la Facoltà di Lettere all’Università “La Sapienza” di Roma e si è diplomato in composizione al Conservatorio di Santa Cecilia nel 1979. Nel 1991 ha inizio la sua collaborazione al progetto internazionale della Rai “Bibbia”, sia come consulente biblista, sia come autore delle musiche. Oltre ai film del “Progetto Bibbia”, ha composto le colonne sonore di molti film a tema storico e religioso realizzati per Rai e Mediaset tra i quali ricordiamo “Tristano e Isotta”, “Michele Strogoff”, “Papa Giovanni” e i più recenti “Giovanni Paolo II”, “Edda Ciano”, “Callas e Onassis”, “Pompei”, “Puccini”. Ha collaborato negli anni con artisti quali Andrea Bocelli, Massimo Ranieri e Amedeo Minghi. Nella sua discografia sono presenti anche importanti collaborazioni. Tra queste si segnalano nel 1998 “Silent Night. A Christmas in Rome”, realizzato insieme al leader dei Chieftains Paddy Moloney e nel 2000 “Dalla Terra”, disco interpretato da Mina per la quale ha composto i brani “Magnificat” e “Nada te turbe”. È stato responsabile musicale di importanti celebrazioni del Giubileo 2000 e di numerosi eventi RAI come gli incontri dei giovani che si tenevano annualmente con il Santo Padre in Piazza San Pietro e il recentissimo evento “La Bibbia giorno e notte – la diretta più lunga della storia televisiva”.

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Gianmario Pagano – Autore del libretto

“Inscrivere lo straordinario, vasto e complesso poema di Dante nelle misure necessariamente raccolte di un’opera musicale è un’impresa che “fa tremar le vene e i polsi”. Inutile nasconderlo, il tentativo ha un po’ il sapore di una profanazione. Non si può comprimere ciò che è grandioso, “divino”, in una dimensione più modesta e accessibile, come non si può riversare il mare in una buca. Un confronto diretto con la vetta più luminosa della letteratura italiana è semplicemente disperato. Forse, allora, senza peccare di presunzione, “convien tenere altro viaggio” e ricorrere a qualche espediente, con la fiducia che l’arte è sempre capace di produrre altra arte. L’ingegno umano ha ricevuto il dono di poter indicare, usare simboli, evocare universi con la potenza della parola, della rappresentazione e della finzione. Come fa il cartografo, quando dipinge di blu una parte del suo disegno e la chiama “mare”. Come fa un poeta, quando indica una rosa e dice che nello stesso modo è fatto il paradiso.

Dante Alighieri ha voluto raccontare in cento cantiche il dramma intero dell’esistenza, con tutti i suoi principali attori: l’uomo, l’universo, Dio. Un dramma, secondo la tradizione cristiana, a lieto fine, e perciò intitolato “Commedia”. Solo il coraggio della poesia poteva avere la pretesa di nascondere tutte le cose e il loro fine segreto, ripiegandoli tra le pagine di un libro. Nessuno poteva assicurare a Dante la riuscita, ma l’arte legittimava già in partenza la sua avventura. Uno straordinario talento, una fantasia illimitata, un’immensa ispirazione e un’intelligenza superiore nutrita da una sterminata cultura, hanno fatto il resto.

Non più che nani sulle spalle del gigante, gli autori di questi due atti hanno osato intitolare “Divina Commedia”, secondo la classica dicitura del Boccaccio, un’opera artistica che, fatte le dovute proporzioni e seguendo le regole proprie di una particolare forma di spettacolo, vuole omaggiare l’immensa opera dantesca, evocandone versi, ambientazioni, emozioni, contenuti. Nello stesso tempo non si nasconde, però, l’aspirazione, degna dei Titani, di offrire al grande pubblico una lettura essenziale, un rapido colpo d’occhio “sinottico” sull’insieme del percorso che va dallo smarrimento di Dante nella selva oscura fino all’anticipo della visione beatifica. Il “trucco”, passi l’espressione, è stato quello di sfruttare, oltre al dono della parola, quello della musica, della danza, della pittura, fusi insieme in quella speciale magia del teatro che rende possibile anche l’impossibile.

Per tentare una sintesi di questa portata, era necessario individuare una chiave di lettura per leggere il testo originale nel suo insieme, e cercare di abbracciarlo come un movimento unico. La cifra più importante di una storia, il suo significato, quasi sempre si rivela nel suo finale, perciò Dante stesso offre questa chiave mostrando il punto d’arrivo di tutto il suo pellegrinaggio oltre la vita: l’Amore, “Amor che move il sole e l’altre stelle”.

La cultura popolare dantesca, che nasce in Italia soprattutto sui banchi di scuola, per quanto preziosa e insostituibile, soffre suo malgrado di una certa frammentarietà. Nei programmi scolastici, inevitabilmente, la lettura di Dante è distribuita su un arco di tempo di svariati anni, ed è basata su un approccio antologico. E’ come guardare un film col dito sul tasto dell’avanti veloce, soffermandosi solo di tanto in tanto. Il risultato è che, grazie all’amore e alla dedizione di tanti insegnanti, molti conoscono le passione travolgente di Francesca, l’irrefrenabile spirito di ricerca di Ulisse, la scioccante disperazione del conte Ugolino, ma, nonostante tutto, pochi sanno collocare questi personaggi in un quadro più ampio e spiegare perché Dante li incontri e cosa impari da loro nel suo percorso. E’ stato detto, giustamente, che si è pronti a leggere la Divina Commedia solo quando si è appena finito di leggerla. Una volta percepito l’insieme, si è finalmente pronti per comprendere i dettagli e tutto assume una chiarezza maggiore.

“La gloria di Colui che tutto move”, l’Amore che muove ogni cosa, trino, unico e indivisibile, che abita al di là dell’Universo e che nello stesso tempo tutto lo avvolge e comprende, è la vera chiave di lettura della Divina Commedia. Alla luce di quel “Primo Amore”, che ha creato anche l’Inferno, come ricordano le frasi scolpite sulla sua spaventosa porta, ogni realtà, buona o cattiva, tutto l’universo creato, e persino l’Inferno, ha un senso. Alla luce di quell’Amore si avverte la forza ascensionale della salita del monte del Purgatorio e, immersi in quell’Amore eterno e vivificante, si riesce a non rimanere abbagliati e annientati dalla gioia incandescente del Paradiso. Ma, soprattutto, l’Amore che tutto muove aiuta a cogliere l’unico movimento che davvero conta, quello interiore, umano, che manifesta la misteriosa capacità donata all’uomo di poter amare e che lo rende l’essere più somigliante a Dio. Per Dante, prima ancora che l’intelligenza, l’immagine divina impressa nell’anima dell’uomo è la sua capacità di donare e ricevere amore. E amare significa orientare la propria libertà, avere la possibilità di dirigere la propria volontà, poter decidere a cosa far aderire l’anima. E l’anima, infine, diventa simile a ciò cui si unisce. “Dove è il tuo tesoro, lì sarà il tuo cuore”. Dove è il tuo cuore, lì sarà il tuo destino, in questa vita e, se credi nell’eternità, anche oltre. Questa è l’universalità di un messaggio, capace di affascinare e commuovere al di là di ogni convinzione religiosa.”

Chi è Gianmario Pagano

Dal 1993 al 2001 ha collaborato con la società Lux Vide, prima come coordinatore del gruppo editoriale, poi come sceneggiatore e produttore, per la realizzazione della serie televisiva “Le storie della Bibbia”, coproduzione internazionale LUBE, RAI, TNT e CBS, trasmessa con successo in più di ottanta paesi (Premio Emmy 1995, Emmy nomination 2000).

Ha firmato decine di film e miniserie TV di successo per RAI e Mediaset. Tra le sue opere più recenti: “Karol, un papa rimasto uomo” (2006), “Maria Montessori, un vita per i bambini” (Premio Roma Fiction Fest 2007 come migliore sceneggiatura) e “Paolo VI, un papa nella tempesta” (2008).

Regia:

Maurizio Colombi

Maurizio Colombi si distingue per la capacità di sapersi esprimere nei più differenti generi di spettacolo, dal teatro di parola al musical, dall’opera lirica alla commedia dialettale. Si diploma come attore ed intraprende la sua carriera da professionista al fianco di grandi maestri interpretando oltre 50 commedie di prosa e 15 musicali. Alterna l’attività d’interprete drammatico con quella di tenore lirico in varie opere tra cui Pagliacci e Cavalleria Rusticana.

Dal 1995 al 2001 è direttore artistico di Viaggi del Ventaglio e Ventaclub Events e dei maggiori parchi a tema italiani quali Mirabilandia, Edenlandia, Aqualand, Minitalia, Le Caravelle, Aquapark.
E’ regista degli spettacoli “Beatrice e Isidoro” (2003), “Christmas Show” (2003-2007), “Il Trovatore” (2006). Negli stessi anni, in TV, è regista associato con il coreografo Franco Miseria.

Nel 2001 è premiato come migliore autore e regista per “Saloon” da Tropea Teatro, ed assume la direzione artistica del Teatro delle Erbe di Milano.

Pubblica il saggio “Parola e movimento”. È ideatore e coordinatore del progetto culturale-teatrale “Lezioni di Dialetto” diretto da Piero Mazzarella.

È coordinatore e direttore artistico dei villaggi olimpici alle Olimpiadi Invernali Torino 2006. Dal 2007 cura la direzione artistica del Teatro Derby di Milano assieme a Teo Teocoli e Mario Lavezzi.

Nella stagione 2006-2007 è regista di “Peter Pan il Musical”, spettacolo record di incassi, e dello spettacolo “I Gormiti”. Dal 2008 è il protagonista di “Caveman – L’uomo delle caverne”, monologo di Broadway che ha riscosso anche in Italia un successo di critica e di pubblico oltre ogni aspettativa.

Coreografie:

Manolo Casalino

Manolo Casalino, ha incominciato all’età di 6 anni a frequentare una scuola di Rock’n’roll acrobatico, e all’età di 7 anni era già in calzamaglia per dedicarsi completamente alla danza classica, jazz, tiptap e afro.

Dai 10 ai 12 anni ha fatto delle comparse in alcuni programmi Rai affiancando grandi nomi, e all’età di 12 anni era già primo ballerino nel programma della Rai “Illusione”, e ancora, in giovanissima età, riesce a superare le selezioni per entrare nel corpo di ballo di “Fantastico”, all’epoca uno dei programmi più importanti. In televisione, è stato protagonista di trasmissioni del calibro della “Corrida” nel 1996 e nuovamente nel 1998, poi nel 2000 in “Stelle a quattro zampe”, ancora nel 2001 nella trasmissione “Citofonare Calone”. Ha curato le coreografie della “Corrida” dal 2001 al 2007, e spesso è ospite di scuole di danza importanti in tutta Italia.

Creature fantastiche:

Carlo Rambaldi

Il Premio Oscar® Carlo Rambaldi ha disegnato per “La Divina Commedia” le Tre Furie, il Volto di Lucifero e il Grifone.

Carlo Rambaldi si laurea all’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 1951. Realizza fin dalla giovinezza opere di stile neorealistico con impronte grammaticali cubiste sulla scia dei linguaggi proposti in quel periodo a livello internazionale da Pablo Ricasso.

Nel 1956 avviene l’incontro con il mondo del cinema e per circa vent’anni lavora a Roma con registi come Fellini, Pasolini, Monicelli e Argento.

Nel 1976 viene coinvolto nella lavorazione di King Kong. Si trasferisce negli Stati Uniti e, nel 1977, viene premiato con l’Oscar per gli effetti speciali di questo film.

Nel 1980 e nel 1983 viene insignito di altri due premi Oscar per il mostro di Alien e per E.T. l’Extraterrestre. Nel “periodo americano” lavora con registi come Steven Spielberg, Oliver Stone e David Linch. Lavora a sviluppi in direzione del digitale e della grafica computerizzata 3D.

Rambaldi, attraverso la sua arte unica, ci porta in una dimensione che sembra quasi reale, “toccabile”

Realizzazione Creature fantastiche:

Sergio Stivaletti

Da almeno 30 anni il nome di Sergio Stivaletti compare nei credits di quasi un centinaio tra Film, programmi televisivi e spettacoli teatrali. Ha lavorato con alcuni dei migliori registi italiani ed internazionali, tra i quali: Dario Argento (La Terza Madre, il Cartaio, Non ho Sonno, Il Fantasma dell’Opera, La Sindrome di Stendhal, Opera, Phenomena), Lamberto Bava, Sergio Martino, Damiano Damiani, Michele Soavi, Enzo G. Castellari, Neri Parenti, Gabriele Salvatores, Carlo Vanzina, Giovanni Veronesi, Roberto Benigni, Alex Infascelli, Gabriele Albanesi e molti altri.

Ha inoltre diretto due film “MDC – Maschera di Cera, prodotto da Dario Argento e I tre volti del terrore”, prodotto dalla sua stessa casa di produzione Apocalypse

CAST Stagione Teatrale 2010:

Dante
Vittorio Bari

Beatrice
Mariangela Aruanno

Virgilio
Alessandro Castriota Scanderbeg

Caronte / Ugolino / Tommaso
Alessio D’Aniello

Francesca / Matelda
Valentina Spreca

Pier Delle Vigne / Arnaut / Bernardo
Giorgio Adamo

Ulisse / Guido / Bernardo
Alberto Lupo Janelli

Pia De’ Tolomei / Piccarda
Alessia Alongi

Allegati