Paradiso

LECTURA DANTIS BERGOMENSIS
Proposta per l’anno sociale 2010/2011
Prof. Enzo Noris

L’IDEA
Dante parla all’uomo e lo provoca sulle questioni cruciali dell’ esistenza: potremo mai raggiungere la piena felicità?

Quando ci troviamo a vivere istanti felici, da soli ma più spesso insieme a qualcuno che amiamo, ci capita di esclamare: “Mi sembra di essere in Paradiso!”
Se possiamo identificare il Paradiso con uno stato fugace di felicità e di appagamento momentaneo, quanto più intensa dovrà essere la condizione definitiva di una felicità condivisa e totale…
Ma esiste davvero il Paradiso? E come sarà?
Il Paradiso è connesso non solo all’idea del bene ma anche a quella del bello e del vero.
Proprio così lo immagina Dante, il quale a questa condizione felice – condivisa con Beatrice e con i beati – aggiunge l’appagamento della Visio Dei: la manifestazione dell’Amore trinitario, vale a dire del principio e fine di ogni relazione, l’Alfa e l’Omega.
Non si tratta però di una semplice visione, di una conoscenza intellettuale alla quale si assiste con lo sguardo stupito di chi contempla e “comprende”, ma di sentirsi chiamati a far parte, a partecipare di una relazione d’amore che coincide con l’Amore in quanto tale:

33.142 A l’alta fantasia qui mancò possa,
33.143 ma già volgeva il mio disio e ‘l *velle*,
33.144 sì come rota ch’igualmente è mossa,
33.145 l’amor che move il sole e l’altre stelle

Il Paradiso consiste nel miracolo di sentirci “volti” ed “avvolti” dall’Amore, di entrare definitivamente nel vortice dell’Amore.
Il Paradiso allora è un’esperienza, l’esperienza di entrare nella realtà totale, quella pienezza avvolgente nella quale il corpo non è più un limite e neppure lo spazio e il tempo.
Non è però l’entrare in una dimensione altra per prenderne possesso. Il viaggio di Dante non è una colonizzazione. Dante non è un colonizzatore, non un colono, tanto meno un conquistatore. Dante è un pellegrino.
In sostanza con il Paradiso Dante vuole farci avvertire come la nostra esistenza qui ed ora, la nostra consistenza corporea, il nostro essere fatti di carne e sangue chieda necessariamente – per essere vissuto sensatamente – di fare l’esperienza dell’incorporeo, dello spirituale, del mistico.
L’uomo non basta a se stesso. Non esaurisce in sé il suo significato. Per questo avverte il richiamo, il fascino dell’altro e dell’oltre, l’attrazione ad uscire da sé.
L’incontro uomo-donna nell’abbraccio oblativo dell’amore e nell’amplesso dei corpi e delle anime è la concreta rappresentazione di questo destino.
Anche a Dante e Beatrice avviene qualcosa del genere, a partire da un incontro che ha cambiato loro la vita ed è divenuto criterio di discernimento del male e del bene, della perdizione e della felicità, dell’inferno e del paradiso.
Lo stesso tema dell’ineffabile, che non a caso caratterizza il Paradiso, dice la stessa verità: l’uomo non è il tutto, non lo può contenere né definire, può solo riconoscersi dentro e parte del tutto, frammento della totalità.

LE NOTE ORGANIZZATIVE
Dopo gli incontri dedicati al Purgatorio, prosegue quest’anno l’esperienza della “Lectura Dantis Bergomensis” con la lettura di alcuni canti del Paradiso.
Ogni lectura sarà affidata a relatori diversi, reperiti tra i docenti e gli appassionati di Dante della città e della provincia.
In questo modo si vuole offrire al pubblico una ricchezza e varietà di approcci e di stili comunicativi che rendano il percorso meno monotono e più accattivante.
Inoltre si vorrebbe fornire al pubblico l’opportunità di “personalizzare” il proprio percorso, scegliendo di partecipare in base al relatore e/o al tema dell’incontro.

Quest’anno vorremmo abbinare agli incontri della “Lectura Dantis” un concerto a tema, organizzato in collaborazione con l’Accademia S. Cecilia di Bergamo (Prof. Matteo Corio).

Coronerà ogni relazione la lettura del canto eseguita alternativamente da due lettrici: la Prof.ssa Aide Bosio e la Prof.ssa Elisabetta Passera.
E’ gradita la presenza degli studenti (su invito del docente/relatore), meglio se accompagnati da un loro docente che possa poi riprendere l’argomento in classe.

Sono previsti sei incontri nello spazio di un anno sociale (da ottobre 2010 ad aprile 2011).
Gli incontri si terranno di giovedì alle ore 17.30, nel Salone Bernareggi del Collegio Vescovile S. Alessandro (con ingresso da via Garibaldi, 3 oppure da via S. Alessandro).

CALENDARIO DEGLI INCONTRI

MERCOLEDI’ 13 OTTOBRE 2010
Relatore: Prof. Giovanni Dal Covolo
Primo incontro: “La novità del suono e ‘l grande lume / di lor cagion m’accesero un disio / mai non sentito di cotanto acume” (Pd I, 82ss.)
Canto I: Il proemio.
Nel Paradiso: armonia e luminosità straordinarie richiedono una speciale grazia: quella di poter vedere da vivo i regni dell’Oltretomba.
Lettrice: Prof.ssa Aide Bosio

GIOVEDI’ 14 OTTOBRE 2010
ORE 21.00, Salone Bernareggi
La musica delle sfere
Concerto

MERCOLEDI’ 17 NOVEMBRE 2010
Relatrice: Prof.ssa Beatrice Gelmi
Secondo incontro: “ Dentro dal ciel de la divina pace / si gira un corpo ne la cui virtute / l’esser di tutto suo contento giace” (Pd II, 112 ss.)
Canto II: ogni ragionamento muove dall’alto: tutte le cose del mondo hanno in Dio il loro fondamento.

MERCOLEDI’ 12 GENNAIO 2011
Prof.ssa Carla Caselli
Terzo incontro: “La lor concordia e i lor lieti sembianti, / amore e maraviglia e dolce sguardo / facieno esser cagion di pensier santi” (Pd XI, 76 ss.)
Canto XI: La santità è contagiosa: Francesco e Povertà immagini viventi che un altro mondo è possibile.
Lettrice: Prof.ssa Elisabetta Passera

MERCOLEDI’ 16 FEBBRAIO 2011
Relatore: Prof. Enzo Noris
Quarto incontro: fede e speranza
“tenta costui di punti lievi e gravi, / come ti piace, intorno de la fede, / per la qual tu su per lo mare andavi” (Pd XXIV, 37 ss.)
Canto XXIV: Dante risponde a S. Pietro sulla fede non per dar prova di sapienza ma per testimoniare e glorificare la verità di cui ha fatto esperienza.
«Spene», diss’io, «è uno attender certo
de la gloria futura, il qual produce
grazia divina e precedente merto.
Canto XXV: S. Giovanni interroga Dante sulla speranza. La speranza terrena di un ritorno e di un riscatto lascia il posto alla speranza di una felicità eterna.
Lettrice: Prof.ssa Aide Bosio

GIOVEDI’ 17 MARZO 2011
Relatore: Prof. Giovanni Dal Covolo
Quinto incontro: “chi drizzò l’arco tuo a tal berzaglio?”
Canto XXVI: S. Giacomo interroga Dante sulla carità.
Dante non parla dello slancio del sentimento ma argomenta che l’amore per le creature discende, è conseguenza dell’amore per Dio.
Lettrice: Prof.ssa Elisabetta Passera


GIOVEDI’ 14 APRILE 2011
Relatori: Prof. Giovanni Dal Covolo e Prof. Enzo Noris

Sesto incontro: “Noi siamo usciti fore del maggior corpo al ciel ch’è pura luce”
Canto XXX: Nel vedere, cioè nel conoscere, Dante fa consistere la beatitudine, l’amare non ne è che la conseguenza: “l’esser beato” si fonda “ne l’atto che vede, / non in quel ch’ama, che poscia seconda” (Pd XXVIII, 109 ss.).
Lettrice: Prof.ssa Aide Bosio



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