Le origini mediterranee dell’italiano dalla poesia d’amore

“Un libro, una voce, un suono.
A partire dal libro di Noemi Ghetti “L’ombra di Cavalcanti e Dante” (L’Asino d’oro edizioni) sulle vicende dei due grandi toscani del Duecento, rivive a Matera un’immaginaria “tenzone” tra i poeti arabi di Sicilia, le rime d’amore dei poeti della corte di Federico II e il Dolce Stilnovo. Nell’occasione si alterneranno letture e musica con Nabil Salameh di Radiodervish e con l’arpa di Giuliana De Donno. L’evento si terrà a Palazzo Lanfranchi, giovedì 31 maggio (ore 18.30). A presentare il volume con l’autrice sarà Catia Caponero, componente del direttivo dell’Associazione Città Plurale, sponsor dell’evento con Libreria dell’Arco e con Women’s Fiction Festival.
Noemi Ghetti, studiosa e scrittrice, nel suo saggio propone con il ritmo di un’inchiesta, attraverso i due grandi poeti del Duecento, amici e rivali, una ricerca sulla poesia d’amore dei Siciliani e degli Stilnovisti, sulle tracce delle origini della lingua italiana. La duplice sfida, linguistica e filosofica, narrata in tutte le sue tappe, si tramuterà in scontro mortale sui fondamenti del pensiero classico e cristiano.
Da un lato, quindi, Guido Cavalcanti, l’ultimo e più sensibile interprete di un’idea totalmente laica e carnale dell’amore, sulle orme dei poeti che alla corte di Federico II, sulle suggestioni dalla lirica araba, diedero origine in Sicilia alla nostra letteratura. Dall’altro, Dante Alighieri, del quale Cavalcanti era stato maestro e “primo amico”.
Nel libro l’autrice svela l’intreccio tra rappresentazione artistica e vita reale, e racconta come in Dante “la morte di Beatrice segna il passaggio dall’amore per la donna, divenuta emblema e strumento di redenzione, all’amore per Dio, rimanendo come un topos nella letteratura successiva”.
Con il ritorno ai modelli del latino medievale nella “Divina Commedia”, Dante – che pure aveva vantato il merito della novità stilnovistica – abbandona la lingua irrazionale dei siciliani da cui aveva attinto, rivelando che quel primato di creatività, da sempre attribuitogli dalla critica e dalla tradizione, non corrisponde completamente alla realtà.
L’intera analisi e il confronto dei testi cavalcantiani e danteschi, afferma Roberto Antonelli, fa di questo volume, arricchito da una preziosa antologia di poesie e scritto “con modalità e stile sempre coinvolgenti”, uno strumento indispensabile per comprendere quanto il dibattito filosofico e poetico duecentesco sulla visione della donna e sul rapporto tra religione e ragione, abbia influito sulla cultura attuale.
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