Dal canto XXIII al XXXIV dell''Inferno

Videointervista all’attore e regista che presenta la nuova edizione di “TuttoDante”, in Santa Croce a Firenze dal 20 luglio al 6 agosto. Incontra la stampa, battute sulla politica, su Renzi e sul Cavaliere: “Per lui ho un sentimento di gratitudine da comico”

Protagonisti:
roberto benigni
FIRENZE – “Dopo la Costituzione torno alla Divina Commedia. Due opere di fantasia”. Roberto Benigni si tuffa di nuovo nell’universo Dante e, dal 20 luglio al 6 agosto in piazza Santa Croce a Firenze, conclude l’Inferno leggendo, commentando e recitando a memoria dal XXIII al XXXIV canto: “Uno scandalo di bellezza, la vetta più alta della Commedia insieme agli ultimi canti del Paradiso”.

LA VIDEOINTERVISTA
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Roberto Benigni a Firenze per presentare il suo spettacolo TuttoDante, che sarà in piazza Santa Croce, a Firenze, dal 20 luglio al 6 agosto. “La poesia ci salva dalla crisi. E quella di Dante ci insegna la rabbia, lo sdegno”. Il premio Oscar ha scherzato con il sindaco Matteo Renzi: “Sono un grande sostenitore, alle primarie ti ho votato perché io dico sempre in faccia il mio voto. L’ho fatto anche con Bersani” e ha parlato di politica e di Berlusconi: “C’è un odio platonico” VIDEO DI CLAUDIO GIOVANNINI

A questo capitolo – il terzo – di TuttoDante toccherà lo stesso destino dei precedenti: sarà trasmesso in tivù, “è bello ciò che, attraverso il piccolo schermo, ci sommuove l’anima e ci fa andare a letto inquieti, parlare a mille persone della poesia come se fosse una speranza organizzata. Tra noi e la poesia c’è un rapporto d’amore disinteressato, la poesia ci vuole bene, ci ama e desidera essere amata, quello che le diamo lei ce lo ridà. Disinteressatamente”. Il nuovo libro di Dan Brown? “Non l’ho letto, lo farò presto. So che vorrebbe partecipassi al film, spero di incontrarlo presto. Il titolo mi piace. Pensate: Inferno è una parola intraducibile”.

Durante la presentazione in Palazzo Vecchio, nella sontuosa Sala dei Gigli, non mancano battute nei confronti di Matteo Renzi, sindaco di Firenze: “So che hai perso le primare apposta per essere qui, e ti ringrazio. Avresti partecipato a ben altri inferni. Del resto tra Dante e Letta non c’è molata differenza: tutti hanno dovuto districarsi in selve oscure, senza sapere come ci sono capitati. Sappi, Matteo, che io ho votato per te. Lo dico sempre in faccia. Anche a Bersani l’ho detto”. Sull’ineleggibilità di Berlusconi: “Con lui ho sempre avuto un rapporto bellissimo. Un odio platonico, un sentimento di gratitudine da comico. Sulla sua dirittura politica ho sempre avuto dei dubbi, ma scoprire dopo tanti anni che era ineleggibile l’ho trovato uno dei tanti giochi comici della nostra politica”. Poi, rivolgendosi a Renzi: “Si tratterebbe di una legge del 1957 e il sindaco non era ancora nato, eppure già si pensava a non eleggere il Cavaliere”.

E sul progetto dedicato ai Dieci comandamenti: “Era nato come il saluto di un pagliaccio alla nazione prima di Natale, una battuta che è stata presa molto sul serio. Spiegare cosa vogliono dire quelle leggi che Dio ha scritto è un tema infinito. Chesterton diceva che i grandi amori son quelli con cui si più giocare, e noi con la religione ci abbiamo spesso giocato facendolo diventare ancora più sacra”.

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