Mercoledì 17 giugno sbarcherà a Buenos Aires (Teatro Gran Rex) lo spettacolo “Tutto Dante”, interpretato dall’attore e regista toscano Roberto Benigni.  Lo show chiuderà il tour mondiale iniziato i primi giorni di dicembre dell’anno scorso a Zürich. Città come Parigi, Bruxelles, Londra e Monaco di Baviera  hanno già avuto la possibilità di vederlo.  Altre come Ginevra, Francoforte, Stoccarda o New York, lo aspettano con ansia.  Sia in Italia (dove ha eseguito lo spettacolo nel 2006 e nel 2007) che all’estero (tour mondiale: 2008/2009), i risultati sono sempre gli stessi: biglietti esauriti, teatri pieni e pubblico emozionato che gli rende una standing ovation.  Ma qual’è il segreto di questo successo? 
Anzitutto bisogna dire che lo spettacolo è diviso in due parti: nella prima Benigni fa un monologo dedicato a temi di attualità politica trattati in modo ironico ma sempre divertente;  nella seconda parte l’attore recita il Canto V dell’Inferno dantesco, quello riferito ai lussuriosi.  Attualità politica e letteratura medievale.  Scelta casuale?  No, se pensiamo ai molti paesi dove la politica oggi, è equiparabile a un “piccolo inferno”.
D’altra parte, e in primo piano Dante e la sua opera.  Ma perché dopo settecento anni la Commedia si rende così attuale?  In molte parti del mondo si fa “Lectura Dantis”, esiste anche un videogioco basato sulla Commedia, “Amor ch’a nullo amato amar perdona” recita Jovanotti in una canzone rap, a Buenos Aires esiste persino un edificio d’inizio Novecento (Palazzo Barolo) pieno di riferimenti della Divina Commedia. Come mai un’opera scritta tra il 1306 e il 1321 continua ad essere così moderna e a catturare la nostra attenzione?   Forse perché è un classico e come ha scritto Italo Calvino:  “Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire.”  E cosa ha da dire l’Inferno di Dante? Tante. Basta guardare a modo di analisi sociologica i peccati condannabili:  la violenza, il tradimento, il furto, l’usura, l’ipocrisia, la corruzione, la simonia… 
Ma torniamo al presente. Anno 2009: dissocupazione, povertà, violenza e intolleranza si presentano molte volte come  leit motiv della nostra epoca, i nostri nuovi comandamenti. E ancora: violenza, ipocrisia, corruzione e tradimento…come nel 1300.  “Com’è cambiato il mondo e come è sempre uguale” ripeteva Mastroianni in un film. Ed è qui dove forse risiede l’attualità del messaggio dantesco,  proprio nel farci vedere che dopo sette secoli, la natura dell’uomo non sembra essere cambiata.  Ed è il geniale Roberto Benigni chi, sfidando il continuo bombardamento di immagini che pervadono la nostra vita, riesce a imporsi e a commuoverci soltanto con la sua voce e con la sua presenza.  È questo attore toscano, che con la sua forza poetica ci colpisce nel profondo della nostra anima e fa trionfare l’oralità.  Forse Hesse aveva ragione: “l’arte della vita sta nell’imparare a soffrire e nell’imparare a sorridere”;  Benigni ce lo dimostra ogni volta che sale sul palcoscenico e Dante… l’aveva capito molto tempo fa.  Quando? Dal momento che si è occupato di questo “strano regalo che ci è toccato in sorte:  la vita.”


di Verónica Trentini (verotrear@yahoo.com.ar


Fonte: www.italianosdargentina.com

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