/“La mia Divina Commedia da record ‘disegnata’ su un lenzuolo di carta di 100 metri per 4” “Lavoro fino a dieci ore al giorno sdraiato sull’enorme foglio adagiato sul pavimento, senza riscaldamento e con la sola luce delle lampade al neon”

“La mia Divina Commedia da record ‘disegnata’ su un lenzuolo di carta di 100 metri per 4” “Lavoro fino a dieci ore al giorno sdraiato sull’enorme foglio adagiato sul pavimento, senza riscaldamento e con la sola luce delle lampade al neon”

2019-11-17T23:02:08+00:00 17 Novembre 2019|

Puntini. Milioni di puntini battuti a matita e sfumati con le dita. Su un lenzuolo di carta lungo centro metri e alto quattro prende vita una Divina Commedia in bianco e nero, fatta di sole immagini. La più grande che sia mai stata realizzata. Virgilio e Dante, l’amore impossibile tra Paolo e Francesca, Caronte che traghetta le anime dannate, e poi, un po’ più in là, superata la linea dei cinquanta metri, ecco l’Eden, il paradiso terrestre, con Beatrice avvolta in una nuvola di fiori. Scene e personaggi delle tre cantiche si animano su un unico rotolo di carta – lungo quanto un campo da calcio – in un’opera che è pronta a entrare nel Guinnes.

La mano è di Enrico Mazzone, 37 anni, artista torinese trapiantato a Rauma, in Finlandia, piccola cittadina universitaria affacciata sul mar Baltico. Da tre anni, chiuso nella sua casetta in legno immersa nella foresta, sta lavorando alla raffigurazione del poema dantesco: i primi sessanta metri sono pronti, e conta di concluderla a fine 2020. Il sogno è di portare l’opera in Italia ed esporla in occasione delle celebrazioni dei 700 anni della morte di Dante Alighieri, avvenuta a Ravenna nel 1321. L’artista, che vive con una disoccupazione di 700 euro e dedica fino a dieci ore al giorno al disegno, lancia il suo appello al Comune e alle società dantesche d’Italia: “Mi ripagherebbe di tutti questi sforzi”.

Lisbet Joelsson
La “Divina Commedia” da record di Enrico Mazzone

Sforzi che consistono nel lavorare fino a dieci ore al giorno sdraiato sull’enorme foglio adagiato sul pavimento, senza riscaldamento e con la sola luce delle lampade al neon. Ha iniziato in un’aula di liceo, poi in un fermo deposito autostradale e ora si è spostato in una casetta di legno concessa dal Comune di Rauma: la stanza misura quattro metri per cinque. Troppo piccola, dice, per concludere l’impresa. “Posso dedicarmi solo a piccoli moduli per volta e complessi di figure a metà”. Per questo vorrebbe uno spazio più grande che gli consenta di concludere l’opera in tempi brevi: “Trenta metri quadri possono bastare”.

Al centenario manca poco più di un anno e metà dell’opera. Un lavoro instancabile, interrotto solo dagli incontri di letture dantesche nelle biblioteche della Finlandia, due volte al mese, in cui il giramondo torinese espone anche i suoi disegni, in un connubio di arte e letteratura. “Voglio portare un po’ del nostro patrimonio culturale nella terra dei mille laghi”. Del resto, sorride, “l’artista italiano qui è esotico”.

Lisbet Joelsson
La “Divina Commedia” da record di Enrico Mazzone

Mazzone è partito dall’Italia dopo il diploma di scenografia all’Accademia Albertina di Torino: è andato a fare l’aiuto cuoco a Reykjavik, in Islanda. Poi, nel 2015, la prima residenza d’artista a Rauma: “La buffa figura di uno straniero uscito fuori un po’ dal nulla ha fatto colpo”. Quindi un’altra residenza in Groenlandia, nell’isola di Upernavik, a fare ricerca sulle costellazioni per un museo locale. Poi il ritorno a Rauma, come insegnante d’arte al liceo. Un giorno, durante una visita a una cartiera del posto, gli è stato regalato un rotolo di celluloide delle dimensioni di 97 per 4 metri, uno scarto di produzione di duecento chili. “Il primo approccio con il foglio mi ha colto impreparato”, ricorda l’artista, che di fronte a quella imponente parete di carta non sapeva cosa fare. La folgorazione è arrivata durante una corsa nella foresta in una fredda notte invernale. “Lo scenario era quello del tredicesimo canto”, con le anime dei miserabili trasformate in tronchi. “Mi sono chiesto: cosa potrebbero raccontare questi alberi, se solo potessero parlare?”.

Guidato dall’ascolto della Divina Commedia in audiolibro, e suggestionato dal buio e dalla foresta finlandese, “a tratti magnifica e superba”, Mazzone ha messo a punto il suo progetto. “Il mio è uno stile figurativo, romantico. Ma non è l’illustrazione delle cantiche”, precisa l’artista che prende le distanze dai suoi più grandi predecessori, da Botticelli a Gustave Doré. Nella sua personale interpretazione del poema, paesaggi sublimi si mischiano agli anfratti infernali mentre alcuni personaggi assumono le sembianze dei giganti della mitologia scandinava.

Lisbet Joelsson
La “Divina Commedia” da record di Enrico Mazzone

La tecnica è esemplare: “Una matita, che batto sul foglio in stile codice Morse”, creando così un effetto simile al puntinismo. “Perché questo stillicidio?”, si chiede l’artista che rifugge con orgoglio da pixel e penne grafiche: “Voglio dare dignità al disegno manuale”. Una passione coltivata fin da piccolo, “quando passavo intere giornate a disegnare angeli e diavoli prendendo spunto dalle incisioni medievali”. L’amore per la Divina Commedia è arrivato dopo, ed è cresciuto con la lontananza da casa. Ma, ammette l’artista: “Sono sincero: non l’ho letta tutta”.

Intanto il rotolo dantesco avanza nel fredda casetta di Rauma, uno dei sette patrimoni Unesco della Finlandia. Mazzone guarda già oltre: “Mi piacerebbe incontrare Roberto Benigni”, che più volte si è fatto “sublime interprete” della Divina Commedia. “La mia è una rivisitazione del poema dantesco, e per questo, forse, non gli piacerà”, ragiona l’artista mentre rifà la punta alla matita. “Ma ingegno e passione possono creare miracoli”.