/Patuelli: “Firenze e Ravenna collaborino per il 700° di Dante”

Patuelli: “Firenze e Ravenna collaborino per il 700° di Dante”

2019-11-18T23:34:09+00:00 18 Novembre 2019|

Il presidente della cassa di Ravenna; “Prestare le spoglie? Fu o stesso Dante a decidere dove essere sepolto. Una città celebra la nascita, l’altra ricorda la morte”

Ravenna, 17 novembre 2019 – Si avvicina il settimo centenario dalla morte di Dante Alighieri, avvenuta nel settembre 1321. Ravenna, dove riposano le spoglie del Sommo Poeta sta preparando iniziative, destinate a richiamare l’attenzione di studiosi di tutto il mondo e la visita di migliaia di turisti. Anche Firenze celebrerà la ricorrenza. In vista della quale, il capoluogo toscano ha avanzato l’ipotesi di ottenere temporaneamente la salma del figlio che costrinse all’esilio e che in esilio morì, appunto a Ravenna. Della ricorrenza parliamo con Antonio Patuelli, presidente dell’Abi e della Cassa di Ravenna Spa, studioso di storia e cultore della figura del padre della lingua italiana

“Per Dante ci sono due ricorrenze. Quella della nascita, avvenuta nel 1265, che ha il naturale riferimento in Firenze. Quella della morte, datata 1321, che ha il fulcro in Ravenna, dove Dante riposa e decise di morire ed essere sepolto”, attacca Patuelli che vive a Ravenna e si alureò a Firenze. Ideale trait d’union fra le due città.

Firenze e Ravenna celebreranno separatamente il settimo centenario?

“Ricordo gli eventi del settimo centenario dalla nascita, nel 1965 e del 750′ anniversario, celebrato quattro anni fa, nel 2015. Le due città collaborano, tenendo conto del ruolo che la storia ha assegnato loro rispetto alla biografia di Dante. Le connessioni che ho fra Ravenna e Firenze e le rispettive culture, fanno sì che auspichi la massima collaborazione fra le due città”.

La scorsa estate da Firenze si avanzò la proposta di ricevere le spoglie di Dante durante le celebrazioni del centenario.

“Il lascito più importante di Dante non sono le ossa, ma il contributo morale che emerge dalla Divina Commedia, il linguaggio, l’identificazione dell’Italia come nazione. Le spoglie sono dove egli stesso decise fossero conservate. E lo ha lasciato scritto nella Commedia. Sarebbe tornato a Firenze, nel bel San Giovanni, se la città avesse ritirato senza costringerlo all’abiura le condanne a morte e lo avesse incoronato poeta. Ma ciò non avvenne e Dante morì in esilio. A Ravenna”.

Piero Ceccatelli

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