Come avvenuto per le più famose
opere letterarie, anche la Divina
Commedia ha catturato l’interesse
di registi, produttori, attori, artisti, in
ambito nazionale e internazionale,
che si sono confrontati con il poema
di Dante Alighieri e lo hanno
trasposto in molte versioni, secondo
linguaggi e modalità diverse. Ovviamente,
vista l’ampiezza e la complessità
dell’opera, la scelta è caduta il
più delle volte su situazioni o singoli
personaggi ritenuti più interessanti o
affascinanti. Infatti i primi film degli
inizi del Novecento (senza sonoro)
scelgono come soggetti privilegiati
Francesca da Rimini (di William V. Ranous,
USA 1907; Mario Marais, Italia
1908; Ugo Folena, Italia 1909; Stuart Blackton, USA 1910), il conte Ugolino (di Giuseppe de
Liguoro, Italia 1908; Giovanni Pastrone, Italia 1908), Pia dei Tolomei (di Mario Caserini, Italia
1908; Gerolamo Lo Savio, Italia 1910). Gli anni 1911-1912 vedono invece l’uscita di diverse
produzioni che rappresentano un’intera cantica dantesca; tra queste, spicca “L’Inferno” di
Francesco Bertolini e Adolfo Padovan (con la collaborazione di Giuseppe De Liguoro ed
Emilio Lungarolo), il primo lungometraggio del cinema italiano, un vero e proprio Kolossal
per la durata della lavorazione, il numero delle persone coinvolte, i costi di produzione, l’uso
efficace della macchina da presa e dei primi effetti speciali.
Dagli anni ’20 in poi la Divina Commedia viene spesso utilizzata e rielaborata per offrire degli
sfondi (l’inferno è quello privilegiato) in cui si muovono personaggi tra i più vari e che poco
o nulla hanno a che fare con quelli danteschi (è il caso, ad esempio, di “Maciste all’Inferno”
di Guido Brignone, Italia 1926); viceversa altri film, di produzione hollywoodiana, riprendono
i personaggi del poema, decontestualizzandoli e collocandoli in tempi e luoghi diversi da
quelli originali (un esempio tra i più significativi è dato da “Dante’s Inferno” – nella versione
italiana “La nave di Satana” – USA 1935, sonoro, di Harry Lachman con protagonisti Spencer
Tracy, Claire Trevor e Rita Hayworth).
Dopo la seconda guerra mondiale l’interesse nei confronti della Commedia torna a indirizzarsi
verso singoli personaggi e situazioni cui i registi attingono nell’impossibilità di realizzare
una produzione che presenti l’opera nella sua globalità. Un tentativo in questa direzione viene
comunque compiuto da “A TV Dante”, GB 1989, il film per la TV diretto da Tom Philips
e Peter Greenaway; la serie, conclusasi con l’VIII canto dell’Inferno, è salutata con apprezzamento
dalla critica e insignita di premi internazionali. La prosecuzione viene tentata, con
minor successo, da Paul Ruiz, GB 1991, che mette in scena i canti dell’Inferno dal n. IX al XIV.
Tra le più recenti trasposizioni (USA 2009-2012), ricordiamo la trilogia di Boris Acosta, “Dante’Inferno
– Abandone all hope”, “Dante’Inferno Animated” e “Dante’s Inferno Documented”.
Spostandoci dagli Stati Uniti all’Italia, un significativo contributo offerto alla diffusione tra il
grande pubblico della Divina Commedia è di Roberto Benigni: il suo “Tutto Dante” da tournée
teatrale (2006) è divenuto trasmissione televisiva di grande successo (2007).
Altre recenti trasposizioni della Divina Commedia riguardano l’opera, il musical, il fumetto, i
videogiochi, a dimostrazione di quanto il capolavoro di Dante goda di fama immutata.
LA DIVINA COMMEDIA

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